Ogni quanto tempo bisogna sostituire le protesi di arto inferiore e superiore?

Ogni quanto tempo bisogna sostituire le protesi di arto inferiore e superiore?
Ogni quanto tempo bisogna sostituire le protesi di arto inferiore e superiore?

Le protesi di arto inferiore o superiore per gli amputati rappresentano un elemento essenziale in quanto permettono di recuperare mobilità, indipendenza e sicurezza nelle attività quotidiane.

Grazie ai continui progressi nella tecnologia e nei materiali, le protesi moderne offrono livelli di comfort e funzionalità sempre più elevati, adattandosi meglio alle esigenze individuali degli amputati. Tuttavia, come qualsiasi dispositivo, le protesi non sono eterne e, con il tempo, possono andare incontro a usura, perdita di efficienza o necessità di aggiornamento per garantire un’adeguata qualità della vita. Questo porta a una domanda fondamentale: ogni quanto tempo bisogna sostituire una protesi?

La risposta non è univoca, poiché la durata di una protesi dipende da diversi fattori. Tra i più importanti troviamo il livello di attività dell’amputato, la qualità dei materiali utilizzati, la manutenzione effettuata nel tempo e le eventuali modifiche fisiologiche del moncone. Per esempio, una persona molto attiva, che pratica sport o svolge lavori fisicamente impegnativi, potrebbe avere bisogno di sostituire più frequentemente alcune componenti della protesi rispetto a chi ha uno stile di vita più sedentario.

Inoltre, il corpo umano è in costante cambiamento: variazioni di peso, mutamenti nella forma del moncone e condizioni mediche possono influire sull’efficacia della protesi, rendendo necessaria una sostituzione o un adattamento.

In questo articolo analizzeremo nel dettaglio i principali fattori che determinano la durata di una protesi, ogni quanto tempo è indicata una sostituzione e alcuni consigli pratici per prolungare al massimo la durata della protesi. 

Ragazza seduta sul divano con protesi

Fattori che influenzano la durata delle protesi

La durata di una protesi di arto dipende da una serie di fattori che possono variare da persona a persona.

Uno degli elementi più determinanti è il livello di attività dell’amputato: chi pratica sport, svolge lavori fisicamente impegnativi o cammina per lunghe distanze sottopone la protesi a un’usura più rapida rispetto a chi ha uno stile di vita più sedentario.

Anche il tipo di protesi e i materiali con cui è realizzata giocano un ruolo chiave. Le protesi moderne possono essere costruite con fibre di carbonio, titanio, plastica resistente e altri materiali avanzati, progettati per garantire leggerezza e durata nel tempo. Tuttavia, alcuni componenti tendono a deteriorarsi più velocemente e necessitano di sostituzioni periodiche.

Un altro fattore cruciale è l’adattamento del moncone, che può cambiare nel tempo a causa di variazioni di peso, atrofia muscolare o cicatrici. Se la protesi non si adatta più correttamente, può causare fastidi, dolore e problemi di stabilità, rendendo necessaria una nuova invasatura o una revisione dell’intero sistema protesico. 

Anche le condizioni climatiche e ambientali possono influire sulla durata: temperature estreme, umidità, sabbia o polvere possono danneggiare i componenti meccanici e ridurre la durata della protesi.

Infine, un aspetto spesso sottovalutato è la manutenzione e la cura quotidiana. Una pulizia regolare, il controllo dei componenti e la sostituzione tempestiva delle parti usurate possono fare la differenza nel prolungare la durata della protesi e garantire prestazioni ottimali nel tempo.

Ogni quanto tempo sostituire la protesi degli arti e perché?

La sostituzione completa di una protesi di arto non è sempre immediata e segue precise tempistiche stabilite dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraverso l’ASL competente.

La norma in vigore dal primo Gennaio prevede che un amputato possa richiedere una protesi nuova per gli arti inferiori ogni 3 anni, mentre per gli arti superiori ogni 48 mesi per le protesi endo ed eso-scheletriche e ogni 36 mesi per le protesi cinematiche e mioelettriche. 

Tuttavia, in alcuni casi particolari, come un rapido cambiamento della conformazione del moncone, un deterioramento precoce della protesi o un significativo peggioramento delle condizioni fisiche dell’amputato, è possibile presentare una richiesta per una sostituzione anticipata.

Consigli per prolungare la durata delle protesi

Uomo con protesi alla gamba che cammina

Per prolungare la durata delle protesi di arto inferiore o superiore, è essenziale adottare una serie di accorgimenti quotidiani che ne preservino la funzionalità e il comfort.

La manutenzione regolare è il primo passo: è importante pulire accuratamente la protesi con prodotti specifici e non aggressivi per evitare l’accumulo di sporco, sudore e batteri, che potrebbero causare cattivi odori o irritazioni cutanee. Particolare attenzione va dedicata alle parti a contatto con la pelle, che devono essere lavate e asciugate correttamente per prevenire infezioni o arrossamenti.

Un altro aspetto fondamentale è il controllo periodico della protesi da parte di un tecnico ortopedico specializzato. Con il tempo, le componenti meccaniche ed elettroniche possono subire usura o disallineamenti, compromettendo la stabilità e l’efficienza del dispositivo. Programmare visite di manutenzione permette di individuare eventuali problemi e risolverli tempestivamente, evitando danni più gravi e costosi. 

Anche l’ambiente e le condizioni di utilizzo giocano un ruolo cruciale nella durata della protesi. È consigliabile evitare l’esposizione prolungata a umidità, acqua salata, polvere o temperature estreme, che potrebbero deteriorare i materiali o compromettere il funzionamento dei componenti interni. A tal proposito esistono delle protesi specifiche per gli ambienti umidi o bagnati, come le protesi da bagno

Infine, non bisogna trascurare la cura del moncone, che influisce direttamente sulla stabilità e sulla durata della protesi. Mantenere la pelle idratata e pulita, evitare sfregamenti e controllare la presenza di eventuali irritazioni o ferite aiuta a prevenire problemi che potrebbero compromettere l’uso della protesi.



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